Vi spiego Internet delle cose ed i suoi pericoli.

Lo sapevate di partecipare alla quarta rivoluzione industriale con la manina e gli occhi incollati allo schermo del vostro smartphone? 

Siamo tutti compartecipi dell’evoluzione della rete internet verso la sua trasformazione in Internet delle cose ossia quella rete globale di oggetti tra loro collegati, o collegabili, in grado di inter-comunicare verso punti nodali a noi sconosciuti a cui consegnamo gran parte della nostra essenza umana attraverso il nostro lifelogging: scelte, esperienze e relazioni interpersonali.

Prescindendo, per il momento, dall’approfondimento delle dinamiche di interrelazione con la rete, puntiamo la nostra attenzione all’essenza di Internet delle cose: la possibilità degli oggetti di essere collegati ad un sistema globale di scambio di dati di natura digitale ossia basati su codici numerici. 

Appare ovvio che oramai è praticamente impossibile sottrarsi a questa evoluzione, a meno che non siate disposti a cambiare radicalmente lo stile di vita e regredire verso una sana forma di dissociazione sociale ed autarchia personale.

Per coloro i quali non se la sentono di affrontare l’arduo cammino verso uno spazio privo di comodità è bene prendere atto dei pericoli ai quali ci si espone con l’evoluzione inarrestabile dell’Internet delle cose che ormai influenza sempre maggiori aspetti del nostro quotidiano vivere.

Sullo smartphone sorvoliamo per rispetto all’intelligenza di chi legge essendo chiaro che l’aggeggio deve essere considerato  al pari di un microfono, di un proiettore e della nostra agenda personale aperti al mondo: abbiate questo approccio e limiterete i danni.

Tuttavia, nell’analizzare le attività criminali in questo ambito  emergono altri dispositivi che, chi più chi meno, adoperiamo tranquillamente certi di agevolare il nostro vivere e lavorare quotidiano.

Come sappiamo l’evoluzione delle minacce deriva sempre dalla capacità dei criminali di sfruttare le falle di ciascun sistema sociale al fine di trarne un vantaggio. Anche nel caso di Internet delle cose questa considerazione diviene assiomatica. 

Infatti, gli studi del settore mettono in evidenza quali obbiettivi delle attività di hakeraggio elementare, la stragrande maggioranza, i routers  (quelli che tutti abbiamo in casa per collegarci alla rete internet) le telecamere di sorveglianza, le videocamere (quelle dei nostri PC) le stampanti, i frigoriferi ed i televisori, allorché connessi alla rete.

Ebbene alcune considerazioni possono aiutarci ad attivare un comportamento virtuoso alla luce del semplice buon senso che ci eviterà guai e grattacapi derivanti dalla nostra superficialità.

Per prima cosa bisogna tenere ben presente che i criminali cibernetici non sono per la maggior parte interessati a dimostrare la propria bravura quanto piuttosto a fare soldi a nostre spese. Quelli più bravi vendo servizi illeciti a quelli meno preparati che rappresentano la stragrande maggioranza della comunità hacker mondiale.

Quindi da questi dobbiamo difenderci; le procedure di semplice attenzione all’uso del nostro telefono portatile, quando apriamo una mail di posta elettronica, quando ci connettiamo con la nostra videocamera portatile, forniscono un primo strumento efficace di difesa da questi birbaccioni che sono alla costante ricerca di monetizzare la nostra superficialità e pigrizia. 

Non usare mai la stessa password per differenti servizi, attivare sempre una doppia procedura di identificazione, non lasciare in giro traccia scritta delle password di accesso soprattutto sul luogo di lavoro, cambiare spesso le password ricorrendo alla galoppante fantasia, evitando come il fumo negli occhi il ricorso a password legate alla nostra famiglia o interessi (quelle si individuano facilmente dai nostri social).   

Ricapitolando e concludendo: i nemici informatici di cui preoccuparsi non sono hacker di alto profilo, quelli di solito hanno altri interessi, il buon senso è la migliore difesa da costoro unitamente all’abbandono di pigre pratiche di gestione dei nostri oggetti connessi in rete.

Poche e semplici accortezze posso salvarci dalla maggioranza degli attacchi informatici, ma ovviamente dobbiamo, nel contempo, acquisire una diversa mentalità: dobbiamo modellare la rete evitando che la rete modelli noi. 

Il processo è in corso e ne siamo parte: rammentatelo. 

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Chiudetevi in casa: la deriva atomista dell’essere umano.

Non si commette violenza privata qualora si installino telecamere di videosorveglianza direzionate in strada a patto che opportunamente segnalate.

Con la sentenza n. 20527/19, della quinta sezione penale, pubblicata il 13 maggio 2019, la Corte di Cassazione ha accolto i ricorso di due cittadini che avevano inteso proteggere la propria abitazione con l’ausilio di un apparato di videosorveglianza installato sulle mura perimetrali e direzionato verso la pubblica strada.

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